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La biblioteca perduta, nella sua "sede" sotto il deposito

La Biblioteca di Alessandria è una mitica biblioteca scomparsa, situata nel sottosuolo di Alessandria d'Egitto, la città fondata da Alessandro Magno (IV secolo a.C.) come capitale del suo impero.

StoriaModifica

Intorno al III secolo a.C., la dinastia Tolemaica, che governava l'Egitto dopo la morte di Alessandro Magno, ordinò la costruzione, ad Alessandria, di una gigantesca biblioteca. Per i secoli a venire, fino alla sua distruzione (avvenuta probabilmente nel 270 d.C., ad opera dell'imperatore Aureliano), gli intellettuali e gli studiosi alessandrini raccolsero informazioni e libri da tutto il mondo, trasformando la biblioteca in un deposito contenente tutto il sapere all'ora conosciuto. Il sapere accumulato nella biblioteca comprendeva rotoli di papiri che narravano la storia dei Fenici, dei Micenei, degli Etruschi e di chissà quante altre civiltà perdute, nonché copie di grandi opere letterarie dell'antichità, per un totale di quasi mezzo milione di papiri, rappresentando quindi un immenso deposito di tutta la cultura del tempo.
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Confronto tra il simbolo dei Guardiani della biblioteca e il logo delle Junior Woodchucks


Secondo molte fonti la biblioteca venne gravemente danneggiata nel 48 a.C., a causa di un incendio, provocato da Giulio Cesare, che distrusse gran parte della città, compreso il famoso Faro. Tuttavia la regina Cleopatra, ipotizzando tale eventualità, aveva ideato un gruppo per proteggere i libri, i "Guardiani della Biblioteca perduta", il cui simbolo, un ibis, rappresenta Thot, la dea egizia della sapienza. I guardiani trasferirono tutto il contenuto della biblioteca in una stanza sotterranea, dove Cesare non avrebbe potuto distruggerli e lì rimasero. Sapendo che, però, i papiri non avrebbero potuto conservarsi a lungo, a distanza di 500 anni, i guardiani fecero copie di ogni libro della biblioteca e lo trasferirono nella capitale della civilizzazione dell'epoca: Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano d'Oriente e luogo dove, a detta dei guardiani, avrebbe potuto svilupparsi nuovamente gli ideali della civiltà greca. Sfortunatamente, i 100.000 libri sparirono durante la quarta crociata, nel 1204, capeggiata dalla potente Venezia, rivale della capitale Bizantina.

Il contenuto della biblioteca di Bisanzio venne portato nel monastero di San Slanti, dove personalità del calibro di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti trassero ispirazione per le loro opere. Addirittura un viaggiatore veneziano, Marco Polo, integrò la biblioteca, sprovvista di alcuni libri, che erano andati perduti, portandoli dai suoi viaggi in orienti, presso l'impero Khan. Sfortunatamente i libri andarono perduti nel 1485, dopo il crollo del campanile, dove i monaci ricopiavano i libri grazie all'utilizzo della macchina da stampa di Gutenberg. Nessun monaco tentò di recuperare i libri dalla torre in acqua, perché credevano fosse crollata a causa del demonio. I libri, in effetti, si trovavano ancora in quel luogo, ma l'umidità li aveva ormai ridotti in poltiglia. Fortunatamente era stata stampata dai monaci un'edizione in mille volumi, contenenti tutti i libri della biblioteca.

Quest'opera fu venduta a Lorenzo de' Medici, che mandò a un certo Christobal Colon, in italiano, Cristoforo Colombo, a prelevarla. Colombo, però, riconobbe il contenuto della biblioteca e scappò con i volumi a Sevilla, in Spagna. Ricercato dai de' Medici, Colombo caricò i suoi libri su una nave e salpò con essa verso Santo Domingo, paese Americano di cui era governatore. Sfortunatamente Ferdinando d'Aragona, saputo il contenuto dei libri trasportati dal navigatore, tolse la mansione di governatore a Colombo e si appropriò della biblioteca. Nel 1535 Francisco Pizarro portò i libri a Lima, città dai lui fondata, dopo la conquista dell'impero Inca. Qui gli spagnoli aggiornarono il sapere della biblioteca, aggiungendo tutta la cultura Maya, Incas, Azteca e Olmeca: il sapere della biblioteca divenne più che mai universale. Preoccupati per la sicurezza della biblioteca, nel 1579, decisero di riportare i volumi in Europa. Purtroppo un pirata, "El Draque", attaccò la "Nuestra Senora", la nave spagnola partita da Lima, che portava i libri, e la depredò. El Draque non era altro che Francis Drake, pirata a servizio della regina Elisabetta I d'Inghilterra; egli raggiunse una costa non ancora esplorata e, trovata una collina, vi fondò un forte, denominato Drakeborught, che divenne l'ultima sede della biblioteca perduta. Qui, però, con il passare degli anni i topi rosicchiarono i libri, rendendoli inutilizzabili. Fortunatamente, con il progetto di regalare i volumi alla regina, il capitano Drake ordinò ad un gruppo di paperi, tra i quali Fenton Penworthy, di ricopiare i fatti e i testi più significativi dei volumi in un unico grande libro. Nel 1596, però, Drake morì senza venir a prelevare i libri e Fenton rimase unico guardiano della biblioteca, decidendo di chiudersi dentro la biblioteca, per proteggerla, fino alla fine dei suoi giorni. Il libro unico venne trovato da Cornelius Coot, che lo donò al figlio, Clinton Coot, che lo utilizzò come guida per ogni membro del suo corpo eco-solidale: le Giovani Marmotte[1].

Quindi, il Manuale delle Giovani Marmotte contiene, oggi, il sapere della mitica biblioteca, con aggiunte centinaia di nozioni moderne. Il simbolo stesso del manuale è lo stesso dei Guardiani della biblioteca perduta, soltanto capovolto.

CuriositàModifica

NoteModifica

  1. Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta, Don Rosa

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